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Stretta sugli ingressi negli USA: nuova tassa da almeno 250 dollari per chi richiede un visto non immigrante

Redazione
 
Stretta sugli ingressi negli USA: nuova tassa da almeno 250 dollari per chi richiede un visto non immigrante

Una nuova tassa sull'ingresso negli Stati Uniti potrebbe presto cambiare le regole del gioco per milioni di viaggiatori stranieri. Secondo una misura contenuta nel recente disegno di legge sulla politica interna promosso dall’amministrazione Trump, i visitatori che richiedono un visto non immigrante — quindi turisti, studenti, viaggiatori d'affari e altri soggetti temporanei — dovranno versare una “visa integrity fee” di almeno 250 dollari, in aggiunta ai costi già previsti per l’ottenimento del visto.

USA: nuova tassa da almeno 250 dollari per chi richiede un visto non immigrante

La misura, stando a quanto riferisce la CNN, prevede che il pagamento sia richiesto al momento del rilascio del visto e non contempla esenzioni. Tuttavia, i viaggiatori che rispetteranno pienamente i termini e le condizioni del loro visto potranno potenzialmente ottenere un rimborso, anche se le modalità operative per accedere a questo rimborso non sono ancora state chiarite dalle autorità. Il provvedimento interesserà una platea molto ampia. Secondo i dati del Dipartimento di Stato, quasi 11 milioni di visti non immigranti sono stati rilasciati negli Stati Uniti nel solo anno fiscale 2024. Sono esclusi dalla misura i cittadini dei Paesi aderenti al Programma Visa Waiver — come l’Australia, il Giappone e gran parte dell’Europa — che possono entrare negli USA per soggiorni inferiori a 90 giorni senza visto.

A esprimere perplessità sull’efficacia e sull’applicabilità della nuova tassa è Steven A. Brown, avvocato specializzato in immigrazione presso lo studio legale Reddy Neumann Brown PC di Houston. In un’intervista via e-mail rilasciata alla CNN, Brown ha definito la misura come una sorta di “deposito cauzionale rimborsabile”, sottolineando che «lo scopo della tassa non è chiaro» e che la clausola di rimborso rischia di rendere inefficace la misura stessa. «In un mondo perfetto — ha aggiunto — non ci sarebbero superamenti della durata del visto o violazioni delle condizioni».

 Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS), incaricato di implementare la nuova politica, ha dichiarato che la tassa richiederà un coordinamento tra diverse agenzie federali prima di poter essere attuata. Un portavoce ha precisato che l’obiettivo della misura è «rafforzare l’applicazione delle leggi sull’immigrazione, scoraggiare i soggiorni oltre il termine del visto e finanziare la sicurezza delle frontiere». Secondo quanto si legge nella disposizione di legge, l'importo della tassa potrà essere aggiornato annualmente in base all'inflazione, e non sarà inferiore a 250 dollari o a una cifra maggiore eventualmente stabilita dal Segretario per la Sicurezza Nazionale. Le somme non rimborsate confluiranno direttamente nel fondo generale del Tesoro federale.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Tra le voci critiche si distingue quella della US Travel Association, l’organizzazione nazionale per la promozione del turismo da e verso gli Stati Uniti. In una nota, Erik Hansen, vicepresidente senior per le relazioni governative, ha definito la tassa «un enorme passo indietro». Secondo l’associazione, la nuova misura aumenterebbe i costi iniziali per i visitatori del 144%. «Anche se tecnicamente rimborsabile — ha osservato Hansen — la complessità del processo e i costi aggiuntivi finiranno per scoraggiare molti potenziali viaggiatori». Mentre alcune sezioni del disegno di legge sono state accolte positivamente, come gli investimenti in dogane e controllo del traffico aereo, questa nuova tassa sui visti viene vista come un ostacolo burocratico e finanziario, soprattutto per studenti internazionali, ricercatori e professionisti stranieri.

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