Economia

Manovra 2026, l’UPB: crescita modesta ma conti in linea con gli impegni europei

Redazione
 
Manovra 2026, l’UPB: crescita modesta ma conti in linea con gli impegni europei
La Manovra 2026 si muove nel solco della prudenza, mantenendo il percorso di consolidamento dei conti pubblici, ma senza imprimere una svolta significativa alla crescita. Questo il giudizio espresso dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) durante l’audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, dove la presidente Lilia Cavallari (in foto) ha illustrato l’analisi del disegno di legge di bilancio.

Manovra 2026, l’UPB: crescita modesta ma conti in linea con gli impegni europei

Secondo l’UPB, la legge di bilancio è coerente con il piano pluriennale di finanza pubblica approvato a Bruxelles, ma la sua capacità espansiva resta limitata. L’impatto sul PIL, stimato in appena 0,2 punti percentuali nel triennio 2026-2028, risulta modesto, mentre le previsioni di crescita del Paese continuano a restare inferiori alla media dell’area euro. A pesare, il contesto internazionale incerto e il rallentamento del commercio mondiale, aggravato dagli effetti dei nuovi dazi.

Sul piano dei conti, la manovra conferma una linea di rigore, l’indebitamento netto dovrebbe scendere dal 3% del PIL nel 2025 al 2,8% nel 2026 e al 2,3% nel 2028. Tuttavia, una parte significativa della copertura dipende dalla rimodulazione del PNRR, ancora in attesa di approvazione da parte dell’Unione europea. La prudenza contabile si accompagna alla riduzione degli spazi di manovra. L’UPB rileva che “per il 2027 sono stati utilizzati integralmente i margini di bilancio disponibili, riducendo la capacità di risposta a eventuali shock economici”.

Nel complesso, la manovra è di dimensioni contenute, pari all’1% del PIL nel 2026. Alle famiglie va la quota più consistente dei benefici netti, 18,6 miliardi nel triennio, mentre imprese e autonomi risultano contributori netti per 7,4 miliardi. Le misure Irpef, che riducono dal 35 al 33% l’aliquota per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, favoriscono soprattutto le fasce medio-alte: il 50% dei benefici andrà a contribuenti con redditi superiori a 48.000 euro. L’Ufficio riconosce comunque che, nel periodo 2021-2026, le riforme fiscali hanno accresciuto la progressività del sistema, compensando il “fiscal drag” per i redditi più bassi.

Sul fronte delle imprese, le misure hanno in prevalenza natura temporanea e risultano concentrate nel settore finanziario. L’aumento dell’IRAP per banche e assicurazioni, seppur limitato al triennio, appare in contrasto con l’obiettivo dichiarato di superare l’imposta. Gli incentivi agli investimenti, come la reintroduzione della maggiorazione degli ammortamenti, producono una riduzione del costo del capitale, ma con efficacia inferiore rispetto ai precedenti crediti d’imposta.

L’UPB segnala inoltre la necessità di maggiore selettività nella spesa
, la riduzione delle risorse dei ministeri (7,2 miliardi in tre anni) si basa ancora su tagli lineari e non su un’effettiva valutazione di efficienza. In sanità, pur con un incremento di 6,4 miliardi nel 2026, non emerge una chiara priorità strategica, mentre il personale sanitario resta un nodo irrisolto.

L’Ufficio parlamentare di bilancio, in sostanza, riconosce la coerenza della Manovra con gli impegni europei e la responsabilità nel controllo dei conti, ma invita a rafforzare il carattere strutturale delle misure, concentrando le risorse su digitalizzazione, innovazione, transizione sostenibile e produttività. Senza una politica industriale e fiscale di lungo periodo, precisa Cavallari, la prudenza rischia di tradursi in stagnazione.
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