Economia

L’oro resta sopra i 100 euro al grammo, il metallo giallo si conferma lo specchio della fiducia globale

Redazione
 
L’oro resta sopra i 100 euro al grammo, il metallo giallo si conferma lo specchio della fiducia globale
Nonostante la tregua commerciale siglata tra Stati Uniti e Cina, l’oro continua a brillare sopra la soglia psicologica dei 100 euro al grammo. Secondo il Centro Studi di Unimpresa, il lieve raffreddamento delle quotazioni seguito all’accordo sui dazi non modifica un quadro di fondo dominato da incertezze geopolitiche, inflazione persistente e fragilità delle catene di approvvigionamento. Tre fattori che consolidano il ruolo del metallo prezioso come bene rifugio e garanzia di stabilità per governi, banche centrali e famiglie.

L’oro resta sopra i 100 euro al grammo, il metallo giallo si conferma lo specchio della fiducia globale

“Le tensioni internazionali e la sfiducia nella capacità delle grandi potenze di costruire una pace economica duratura, spiega il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, spingono gli investitori a tornare alla sostanza, a ciò che non dipende da algoritmi o bilanci di Stato. Quando la politica vacilla, sale l’oro”.

Da gennaio ad agosto 2025 il prezzo del metallo giallo ha superato i 110 euro al grammo, trovando oggi una base stabile oltre quota 100. Un livello che riflette non solo i timori legati ai conflitti e alle tensioni commerciali, ma anche il ritorno dell’oro come bene politico, prima ancora che finanziario. Gli Stati Uniti e la Germania lo utilizzano come riserva strategica e strumento di influenza, mentre Cina e Russia ne accumulano ingenti quantità per ridurre la dipendenza dal dollaro e rafforzare la propria autonomia monetaria. La recente decisione di Pechino di rimuovere un incentivo fiscale sulle vendite interne, infatti, viene interpretata come una manovra tattica, non come un disimpegno strutturale.

Per l’Italia, che con 2.452 tonnellate di riserve auree è il quarto Paese al mondo dopo Stati Uniti, Germania e Francia, l’oro rappresenta una diga contro le crisi valutarie e una garanzia di credibilità internazionale. In un contesto di elevato debito pubblico e tassi ancora variabili, le riserve del Paese custodite tra Roma e Londra restano uno dei pilastri della stabilità finanziaria nazionale.

Parallelamente cresce anche l’interesse dei risparmiatori italiani verso lingotti, monete e strumenti legati al metallo prezioso, visti come scudo contro l’inflazione e i rischi di mercato. Si tratta, secondo Unimpresa, di una forma di investimento prudenziale, non produce rendimenti periodici, ma rappresenta una riserva reale, immune dal rischio di default e in grado di preservare valore nel tempo.

Nel medio periodo, gli analisti prevedono per l’oro un canale di stabilità sopra i 100 euro al grammo, sostenuto da tre fattori strutturali: l’instabilità geopolitica globale, l’inflazione moderata ma persistente e l’atteggiamento prudente delle banche centrali sui tassi di interesse.

“L’oro,
conclude Longobardi, è la bussola che misura la credibilità di chi governa e la fiducia di chi risparmia. È il linguaggio universale della fiducia, lo specchio del mondo: sale quando la politica vacilla”.
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