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Parigi dichiara guerra ai graffiti: il municipio contro chi deturpa i simboli della République

Redazione
 
Parigi dichiara guerra ai graffiti: il municipio contro chi deturpa i simboli della République

Di fronte all’austerità marmorea della statua di Marianne, persino i leoni scolpiti abbassano lo sguardo, mortificati. Non per un moto di pudore felino, ma per la nuova ondata di graffiti che imperversa nella capitale francese. La Ville Lumière ora vuole reagire con durezza nei confronti dei ''vandali urbani'' che, armati di bombolette e impunità, marchiano ogni centimetro disponibile del patrimonio architettonico parigino.

Parigi dichiara guerra ai graffiti: il municipio contro chi deturpa i simboli della République

La denuncia arriva dal cuore pulsante della città: Place de la République, dove i monumentali leoni ai piedi della statua allegorica di Marianne sono nuovamente imbrattati. Una visione sconsolante che si estende lungo Boulevard Saint-Martin, tratto prestigioso dei Grands Boulevards, dove persino i platani sono stati ridotti a lavagne per firme improvvisate. I muri dei palazzi in pietra, alcuni testimoni di due secoli di storia, non sono stati risparmiati, così come panchine, portoni, cassette postali e persino il piedistallo su cui si erge il busto del drammaturgo inglese Baron Taylor.

E così di fronte a questa proliferazione di graffiti, il Comune di Parigi ha deciso di porre un argine. Ariel Weil, sindaco del distretto centrale - comprendente il primo, il secondi e e il quarto arrondissement sulla riva destra della Senna - ha lanciato un’energica campagna anti-tag, dichiarando senza mezzi termini di avere chiesto alla polizia di utilizzare le telecamere: ''Procederò legalmente ogni volta, calcolando i costi per la città. Tutti devono collaborare: il Comune, la polizia e i tribunali. La gente deve sapere che danneggiare un edificio pubblico non è una cosa da poco''.

Le sue parole, riportate dal quotidiano Le Parisien, esprimono un’esasperazione diffusa: i danni causati annualmente dai graffiti sono stimati in 6 milioni di euro. Un’attività vandalica sistematica che, secondo François Louis, presidente di un’associazione di cittadini che utilizza l’app municipale DansMaRue per segnalare danni e comportamenti incivili, sarebbe opera di un ristretto gruppo di irriducibili.

''Circa 50 tagger seriali sono responsabili della metà dei graffiti in città e agiscono impunemente da decenni'', ha detto a The Guardian spiegando che i vandali ''vengono arrestati, rilasciati e il giorno dopo sono di nuovo all’opera. Alcuni si filmano e pubblicano le proprie imprese sui social media. È un ciclo di impunità che si ripete''.

Secondo Louis, non si tratta di un’impresa investigativa titanica: ''Basterebbe incrociare le immagini delle telecamere a circuito chiuso con i dati delle celle telefoniche per individuarli. È più semplice di quanto si creda''.
E lancia una provocazione: ''Immaginate se Notre-Dame venisse taggata. Quando i Gilet Gialli hanno deturpato l’Arco di Trionfo, la notizia ha fatto il giro del mondo. Perché, allora, tollerare che Place de la République venga ridotta a una lavagna per adolescenti in crisi d’identità?''.

Nonostante le ripetute promesse di repressione, i risultati finora sono stati minimi: in tre anni è stato celebrato un solo processo penale, ne 2022, in cui un uomo conosciuto con lo pseudonimo Six Sax è stato condannato a due mesi di carcere e a 17.000 euro di multa. Una goccia in un mare di scritte.

Le pene previste dalla legge, tuttavia, sono severe: fino a due anni di reclusione e 30.000 euro di multa nei casi più gravi. Ma la percezione di un sistema giudiziario lento e poco determinato rende queste sanzioni più teoriche che deterrenti.

A pagare le conseguenze di questa situazione non sono solo le casse pubbliche. Il Comune precisa che, qualora i graffiti si trovino sopra il primo piano di un edificio, la responsabilità economica del ripristino ricade sui proprietari privati. Il danno non è soltanto estetico: le sostanze chimiche impiegate per la pulizia rischiano di compromettere irreparabilmente la pietra antica degli edifici storici e persino la corteccia degli alberi. Nel tentativo di arginare il fenomeno, le autorità cittadine hanno avviato indagini più sofisticate.

Emmanuel Grégoire, ex vicesindaco e attuale candidato alla guida della città, ha dichiarato che sono in corso monitoraggi digitali sui principali responsabili: ''Gli investigatori fotografano i tag, analizzano i social network e utilizzano strumenti di intelligenza artificiale per identificare le 'firme' più ricorrenti. Molti tagger non si nascondono affatto, operano con il proprio nome e con un senso di totale impunità''.

Seduto in un bar nei pressi di Place de la République, Grégoire indica l’ennesima facciata tappezzata di scritte: ''Sono saliti da un balcone all’altro per tappezzare l’intero muro. È un problema diffuso in tutta Parigi, ma qui è particolarmente acuto''.

Il tono si fa amaro con la conclusione di François Louis, che offre una metafora senza fronzoli: ''Sono come cani che urinano su un muro per segnare il territorio. Danno un’immagine desolante. Chi arriva con in mente una Parigi romantica, raffinata, resta sconvolto nel vedere interi quartieri devastati da scritte sgrammaticate''. Resta da capire se la “battaglia delle bombolette” potrà essere vinta a colpi di algoritmi e videocamere, o se la lotta contro l’estetica della trasgressione sarà soltanto l’ennesimo graffio sul volto di Parigi.

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