Economia
L’Italia più ricca, ma non davvero: nuovo report sulla ricchezza delle famiglie e dello Stato
Redazione

L’Italia è un Paese che si scopre più ricco, almeno sulla carta. Ma la nuova analisi congiunta di Istat e Banca d’Italia mostra una situazione più sfaccettata, dove alla crescita nominale della ricchezza si contrappongono segnali che invitano alla prudenza. Alla fine del 2024, infatti, le famiglie italiane hanno raggiunto una ricchezza netta pari a 11.731 miliardi di euro, in aumento del 2,8% rispetto al 2023. Anche se, depurata dagli effetti dell’inflazione, questa crescita si sgonfia. In termini reali siamo ancora oltre il 5% sotto i livelli del 2021, quando l’ondata inflattiva non aveva ancora colpito con tanta forza.
L’Italia più ricca, ma non davvero: report su ricchezza di famiglie e Stato
A contribuire al miglioramento è stata sia la componente immobiliare, con il valore delle abitazioni che per il terzo anno consecutivo registra un incremento fino a 5.661 miliardi, sia quella finanziaria, sostenuta dai buoni risultati dei fondi comuni, dei titoli e delle riserve assicurative. Crescono anche le passività, ma solo modestamente, soprattutto per via dei debiti commerciali. L’effetto combinato dei mercati finanziari ha garantito quasi 150 miliardi di guadagni in conto capitale, mentre il risparmio finanziario netto ha inciso molto meno rispetto agli anni precedenti.
Le società non finanziarie mostrano un miglioramento robusto, la loro ricchezza netta sale a 1.015 miliardi, grazie all’aumento del valore degli immobili e degli impianti, mentre l’indebitamento cala. Una dinamica in controtendenza rispetto alla Francia, dove l’aumento dei debiti delle imprese è ormai strutturale. Le società finanziarie tornano invece a crescere dopo due anni di contrazione, spinte dal valore delle azioni e dei fondi comuni.
La parte più critica arriva dalle amministrazioni pubbliche. La ricchezza netta statale resta negativa e peggiora ancora, attestandosi a –1.522 miliardi di euro. A gravare sono soprattutto i titoli pubblici, cresciuti in valore di altri 151 miliardi nel solo 2024. Anche il confronto internazionale conferma la fragilità, infatti tra le grandi economie avanzate, solo Italia e Francia registrano un peggioramento del rapporto tra ricchezza pubblica e Pil nell’ultimo anno disponibile.
In uno sguardo d’insieme, il peso delle attività finanziarie aumenta trasversalmente in quasi tutti i settori, mostrando come famiglie, imprese e intermediari cerchino rendimento in un contesto di forte volatilità. Allo stesso tempo, si riduce il ruolo delle attività reali nei portafogli delle famiglie, ormai scese al 53% della loro ricchezza totale: il valore più basso dal 2005.
Il Paese resta quindi diviso tra un settore privato che conserva una solidità strutturale, pur insidiata dall’inflazione, e un settore pubblico che continua a rappresentare un punto di vulnerabilità. La ricchezza complessiva cresce, ma si muove su strade molto diverse, segnalando una distinzione profonda tra la capacità dei cittadini di accumulare beni e risparmio e la difficoltà dello Stato di contenere l’espansione delle proprie passività. Uno squilibrio che nei prossimi anni potrebbe diventare decisivo per la sostenibilità finanziaria nazionale.