Politica

Quando il silenzio è una colpa

Redazione
 
Quando il silenzio è una colpa
Ci sono evidenze che non possono essere sottaciute, sacrificate sull'altare della politica, quella che cerca di ottenere consenso saltando addosso a questo o a quell'argomento, a seconda della convenienza del momento.
Perché, anche se il coraggio non sembra mancare alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, commentando i recenti eventi di Bologna non ha avuto una sola parola di condanna verso il gruppo di gruppo di antagonisti che ha cercato di intercettare un corteo organizzato da Casapound e dalla Rete dei Patrioti e che per questo si è scontrato con violenza con gli agenti della Polizia schierati nel tentativo di evitare che i due fronti venissero a contatto. Nemmeno una parola, perdendosi invece nel dedalo di spiegazioni e punti di vista ideologici, che sono importanti, ma che con l'azione violenta non c'entravano assolutamente nulla. Se non dare l'impressione che, nell'imminenza delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, il segretario del Pd non abbia voluto colpire la sensibilità della sinistra bolognese, finendo così per concretizzare di sé l'immagine di qualcuno che ha, volutamente e strumentalmente, attinto all'armamentario dell'ideologia perdendo di vista i fatti.

Quando il silenzio è una colpa

E i fatti dicono che si è cercato lo scontro con avversari politici di cui si può dire tutto il male del mondo, ma che, essendo stati autorizzati a manifestare, avevano il diritto di farlo, anche se erano, sono e resteranno portatori di un pensiero politico che con la democrazia non hanno nulla a che fare. Non dire nulla contro la deriva violenta della protesta degli antagonisti equivale ad un giudizio giustificazionista, perché, come insegna la Storia, spesso il silenzio ha un peso ben maggiore delle parole.

Sarebbe bastato che Elly Schlein, nel lanciare la sua intemerata contro chi - d'estrema destra ha manifestato e chi li ha autorizzati a farlo - avesse avuto anche solo poche parole di circostanza nei confronti degli agenti, soprattutto di quelli feriti, che a Bologna erano per lavorare e non per difendere questa o quella linea politica.
Perché, senza scomodare Pasolini (i poliziotti sono figli dei poveri, diceva, di quelli che erano a Valle Giulia), gli agenti sono parte dello Stato, anche quando forse non ne condividono le decisioni.
Ma questa è una storia diversa e che ci porterebbe lontano. Quello che invece ci è vicino è lo straniamento nell'assistere al rituale girotondo della politica, con i nostri ''migliori'' che sembrano saltare da un cavalluccio all'altro della giostra, non accorgendosi che restano sempre allo stesso punto.

Elly Schlein, anche se il cognome rimanda a teutonica freddezza, è una donna passionale, ma è anche la segretaria di un partito che vive una stagione delicatissima, di quelle in cui ogni mossa sbagliata di paga a caro prezzo e che, se attinge al tradizionale bacino elettorale della sinistra, deve, per sopravvivere, cercare il dialogo con i moderati che non si riconoscono nel ''law and order'' diventato la parola d'ordine della destra.
Siamo d'accordo che chi professa idee che sono l'antitesi della democrazia deve essere combattuto, ma esclusivamente con le armi della ragionevolezza e nei limiti della legge. Coprire di un salvifico silenzio l'assalto agli agenti, senza spendere una parola, che fosse una, di vicinanza ai feriti è stato il peggiore servizio che Schlein potesse fare, oltre che al suo partito, soprattutto alla salvaguardia dei diritti a manifestare garantiti dalla Costituzione. Anche se sei Casapound, che si deve - laddove lo si ritenga necessario - combattere con il codice penale in mano, non un bastone.
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