Economia

Quando la speculazione tossica brucia valore e fiducia

A cura di Marco Astorri, Fondatore di Bio - On
 
Quando la speculazione tossica brucia valore e fiducia

Negli ultimi anni abbiamo visto più volte un fenomeno inquietante: la capacità di un singolo report, diffuso da sedicenti fondi attivisti o analisti non sempre trasparenti, di mettere in crisi aziende sane in poche ore. In questi casi non contano la solidità dei numeri o dei progetti industriali, ma la forza di una narrativa costruita per generare panico. È quello che definisco “speculazione tossica”: un meccanismo che non aiuta il mercato a scoprire il prezzo, ma lo distorce a vantaggio di pochi e a scapito di imprese, risparmiatori e lavoratori. Non è in discussione la legittimità della critica né lo short selling come strumento di mercato. Il problema nasce quando la speculazione si alimenta di informazioni parziali, di dossier confezionati per colpire nei momenti di massima visibilità, senza possibilità di verifica immediata. Così il mercato diventa ostaggio della percezione e l’economia reale paga il conto. Per questo credo serva una riflessione seria su come difendere il sistema senza soffocare la critica legittima. Ci sono almeno cinque direttrici su cui si potrebbe intervenire rapidamente.

La prima riguarda la trasparenza preventiva. Chi assume posizioni corte rilevanti dovrebbe dichiararle pubblicamente – anche se inferiori all’attuale soglia regolamentare dello 0,5% del capitale sociale – in anticipo rispetto alla pubblicazione di qualsiasi report critico. È un modo semplice per garantire che il mercato sappia se chi denuncia un presunto problema ha anche un interesse economico diretto sul ribasso del titolo azionario.

La seconda il deposito delle evidenze. Prima di diffondere analisi che potrebbero avere un effetto diretto o indiretto sull’andamento del titolo, chi le produce dovrebbe avere l’obbligo di caricare in un registro digitale e certificato i documenti e i dati a sostegno delle tesi proposte. Ciò scoraggerebbe affermazioni vaghe o manipolative, offrendo al mercato un quadro minimo di verificabilità.

La terza proposta è un sistema di arbitrato rapido attraverso la creazione di un organismo tecnico indipendente in grado di pronunciarsi entro 10 giorni sugli elementi principali contestati in un report e col potere di sospendere provvisoriamente la diffusione di contenuti potenzialmente lesivi se ritenuti “manifestatamente ingannevoli”. Non si tratterebbe di sostituire la magistratura o le autorità, ma di fornire in tempi brevi un riscontro tecnico che riduca l’incertezza e limiti l’impatto immediato di informazioni non verificate.

Un’ulteriore questione riguarda la regolamentazione dei fondi attivisti. Sarebbe necessario introdurre obblighi di trasparenza più stringenti: imponendo la dichiarazione non solo delle posizioni corte ma anche di eventuali rapporti o contratti con soggetti che le abbiano assunte. In questo modo i conflitti di interesse diventano trasparenti: il mercato potrà poi giudicare il merito delle analisi, ma non è accettabile che chi ha un interesse diretto si presenti come indipendente. A tutela del mercato e degli investitori, occorrerebbe prevedere sanzioni severe, fino a un reato specifico in caso di omissioni o dichiarazioni false.

Infine serve una sorveglianza specializzata e intelligente. La velocità della comunicazione richiede strumenti nuovi: le autorità dovrebbero poter monitorare in tempo reale la diffusione di notizie e report, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, in grado di rilevare incoerenze, pattern di manipolazione linguistica o omissioni significative. Questo lavoro dovrebbe tradursi in alert tecnici, non vincolanti ma utili a orientare regolatori e pubblico, così da distinguere più rapidamente tra analisi fondate e campagne puramente speculative.

Si tratta di misure di buon senso, attuabili con semplicità e capaci di elevare la qualità del dibattito finanziario senza limitare la critica legittima. La finanza è utile quando aiuta a correggere errori e a premiare chi innova; diventa tossica quando si riduce a un gioco di specchi che distrugge fiducia e valore.

Alle imprese spetta dimostrare solidità con i fatti. A istituzioni, enti regolatori, media e investitori — spetta invece il compito di garantire che la partita si giochi ad armi pari, senza che la rumorosità del momento possa prevalere sulla realtà industriale. Solo così la finanza farà il proprio mestiere: servire l’economia, e non distruggerla.

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