La ritirata delle banche italiane dal territorio assume i contorni di un esodo strutturale che nel 2025 ha infranto una nuova soglia psicologica e operativa, portando la rete fisica stabilmente sotto quota 20mila unità e ridisegnando gli equilibri di forza tra i grandi player del settore.
Fuga dai territori: sportelli sotto soglia 19mila
È quanto certifica l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, che fotografa un sistema in rapida contrazione dove le logiche di razionalizzazione dei costi stanno ampliando la frattura tra centro e periferia, ma anche tra le stesse aree metropolitane.
Al 31 dicembre 2025 gli sportelli attivi si sono fermati a 19.140, frutto di 516 chiusure nell’anno solare (-2,6%), un trend che ha generato un sorpasso storico nella classifica della presenza territoriale: il Gruppo Iccrea, forte della capillarità del Credito Cooperativo, è divenuto il primo gruppo bancario per numero di filiali, scavalcando una Intesa Sanpaolo protagonista di un massiccio piano di alleggerimento della rete nell’ultimo trimestre, mentre Unicredit tallona ormai da vicino l’ex primatista.
Il dato aggregato nasconde però una realtà sociale allarmante: quasi la metà dei comuni italiani (3.457, pari al 44% del totale e in aumento di 75 unità su base annua) è totalmente priva di presidi bancari. La "desertificazione" non è più un fenomeno relegato alle aree marginali o montane, ma aggredisce il tessuto produttivo e demografico nevralgico del Paese, lasciando circa 5 milioni di cittadini senza accesso fisico ai servizi e altri 6,5 milioni in comuni con un solo sportello, in una condizione di precarietà finanziaria che colpisce ormai 11,5 milioni di italiani e un numero crescente di imprese (+16.800 quelle rimaste "orfane" di banca nel 2025).
Le dinamiche territoriali evidenziano come la mannaia dei tagli si sia abbattuta con ferocia non solo sul Sud, con Calabria e Molise che registrano tassi di desertificazione rispettivamente del 74,5% e 83,8%, ma anche sui grandi centri urbani, smentendo la narrazione di un semplice abbandono delle aree interne: dal 2021 ad oggi, Roma e Milano hanno visto sparire rispettivamente il 14% e il 16,1% degli sportelli, percentuali ben superiori alla media nazionale del taglio (-11,6%).
In questo scenario, l’analisi della First Cisl smonta la correlazione diretta tra chiusure e boom del digitale, spesso invocata dagli istituti per giustificare il disimpegno fisico. L’utilizzo dell’internet banking in Italia nel 2025 è cresciuto di un modesto 1,3%, attestandosi al 56,37%, con flessioni paradossali in regioni chiave come Veneto e Lazio. Il gap con l’Europa resta un abisso: la media Ue è quasi al 70%, con la Francia che vola al 78,3%.
Proprio il caso francese rappresenta, secondo il segretario generale Riccardo Colombani (in foto), la prova che la tecnologia non deve necessariamente cannibalizzare la rete: Oltralpe, a fronte di un’utenza digitalmente evoluta, si contano 48 sportelli ogni 100mila abitanti, contro i miseri 33 dell’Italia. "Il modesto incremento dei canali digitali non giustifica le chiusure – attacca Colombani – siamo oltre l’allarme sociale. Le grandi banche si orientano alla gestione della ricchezza, lasciando le banche di prossimità come il credito cooperativo, che ora detiene il 21,4% degli sportelli, a sostenere da sole famiglie e microimprese. I dati dimostrano che digitalizzazione e presenza fisica possono convivere; l’alternativa attuale è solo l’esclusione finanziaria delle fasce più fragili".