Economia

Spread ai minimi e risparmi record sul debito, per l’Italia si apre una finestra di opportunità da 17 miliardi

Redazione
 
Spread ai minimi e risparmi record sul debito, per l’Italia si apre una finestra di opportunità da 17 miliardi
La caduta dello spread tra BTP e Bund ai minimi da oltre quindici anni, fino a 69 punti base, ridisegna la mappa della finanza pubblica italiana e apre una stagione in cui la stabilità politica e la maggiore fiducia dei mercati possono tradursi in un significativo alleggerimento del costo del debito. Secondo le nuove stime del Centro studi di Unimpresa, se il differenziale con la Germania resterà stabilmente sotto quota 70 anche nei prossimi due anni, il Tesoro potrà beneficiare tra il 2026 e il 2027 di un risparmio complessivo tra i 15 e i 17 miliardi di euro sulla spesa per interessi.

Spread ai minimi e risparmi record sul debito

Ogni anno il Ministero dell’Economia colloca tra 450 e 500 miliardi di euro di titoli, tra nuove emissioni e rinnovi. Ogni punto base di riduzione dei rendimenti pesa quindi per decine di milioni, e la compressione osservata rispetto ai picchi del 2022-2023, quando lo spread superava i 200-250 punti base e il decennale italiano viaggiava intorno al 5%, rappresenta una svolta strutturale. Oggi il rendimento del BTP decennale è sceso al 3,3-3,4%, mentre il Bund oscilla fra il 2,6 e il 2,7%, riducendo il gap a livelli che non si registravano dal 2010.

Dal 2022 a oggi il differenziale con la Germania si è ridotto di 176 punti base, pari a un calo del 72%, una dinamica che riflette fattori esterni, come l’aumento dell’offerta di Bund e la strategia accomodante della BCE, ma anche segnali interni di stabilità politica e disciplina di bilancio. Lo situazione descritta da Unimpresa indica che già nel 2026 il risparmio annuale potrà attestarsi fra i 6 e i 7 miliardi, per poi salire a 9-10 miliardi nel 2027 grazie all’effetto cumulativo del rifinanziamento dei titoli emessi in anni di tassi molto più elevati.

Il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi
(in foto), parla esplicitamente di una “risorsa importante”da destinare a investimenti per la crescita, alla riduzione delle tasse e al sostegno sociale. Ma invita alla prudenza: “La compressione dello spread è un’opportunità, non una garanzia permanente. Il rischio-Paese non può considerarsi archiviato: resta il peso strutturale di un debito elevato e di una crescita potenziale insufficiente”.

L’evoluzione dello spread dal 2022 a oggi racconta bene il cambio di fase. Dai 245 punti base dell’autunno 2022 si è passati ai 203 dell’ottobre 2023, fino ai 118 dell’ottobre 2024. Nel 2025 la discesa è proseguita con tappe significative: 98 punti base a marzo, 90 a giugno, 85 in agosto. Il nuovo minimo di 69 punti base raggiunto all’inizio di dicembre segna il punto più basso di un percorso che ha riportato il differenziale su livelli pre-crisi.

Per il bilancio dello Stato il beneficio potenziale è rilevante
. La possibilità di stabilizzare il costo medio del debito verso il 2,9-3%, rispetto all’attuale 3,3%, rappresenta un margine di manovra che fino a poco tempo fa sembrava fuori portata. Ogni miliardo risparmiato in interessi può essere reindirizzato verso politiche industriali, investimenti strategici e misure per sostenere la competitività del sistema produttivo.

Nei prossimi anni si dovrà trasformare questo “dividendo da spread” in una leva strutturale di crescita. La finestra che si è aperta è favorevole, ma non eterna. Consolidare la traiettoria di riduzione del debito e sostenere la trasformazione economica del Paese sarà il vero banco di prova della politica economica italiana.
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