Il 2026 si apre all’insegna di un “cauto ottimismo” per i mercati finanziari globali. È quanto risulta dal Global Market Outlook 2026 -Forward With Focus pubblicato da State Street Investment Management, quarto asset manager al mondo, che delinea uno scenario caratterizzato da crescita ancora solida ma accompagnata da un’elevata eterogeneità di rischi, opportunità e traiettorie macroeconomiche.
State Street guarda al 2026 con cauto ottimismo
Secondo l’analisi, l’incertezza legata ai dazi presenta oggi un profilo più bilanciato tra rischi e potenziali benefici, mentre il contesto resta sostenuto dall’ascesa strutturale dell’intelligenza artificiale e da politiche fiscali sempre più favorevoli in molte economie avanzate. In questo contesto, la società mantiene una visione complessivamente positiva sui mercati azionari, con una leggera preferenza per i titoli statunitensi, pur riconoscendo che le valutazioni elevate e la forte concentrazione del mercato rappresentano elementi di attenzione. Per gli investitori non statunitensi, la possibile debolezza del dollaro suggerisce l’opportunità di valutare coperture valutarie.
Sul fronte macroeconomico, l’outlook prevede una crescita globale in prosecuzione nel 2026, sebbene accompagnata da persistenti elementi di incertezza. Negli Stati Uniti, la politica monetaria dovrebbe continuare il percorso di allentamento, con la Federal Reserve che potrebbe avere margine per fino a tre tagli dei tassi. A questo si affianca un contesto fiscale espansivo, sostenuto dall’One Big Beautiful Bill Act e da nuovi incentivi attivi da inizio 2026. In Europa, la Banca Centrale Europea è attesa a una fase di pausa, mentre il Regno Unito potrebbe recuperare terreno sul fronte dell’allentamento monetario. In Asia, sia Cina sia Giappone sono orientati ad aumentare gli stimoli fiscali, con Tokyo che beneficia anche di un rinnovato slancio politico e riformatore.
L’intelligenza artificiale emerge come il tema dominante del 2026. Gli investimenti delle cosiddette “Magnificent 7” potrebbero raggiungere circa 520 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 30% annuo, sostenendo non solo il settore tecnologico ma anche la produttività complessiva dell’economia. Tuttavia, State Street avverte che un rallentamento inatteso della spesa in AI, in particolare da parte degli hyperscaler, rappresenterebbe un rischio per la tenuta dei mercati. Accanto ai big tecnologici, lo studio segnala segnali di ripresa per le small cap e una maggiore attenzione verso settori come tecnologia, utilities e industriali. Costruttiva anche la visione sui mercati emergenti, favoriti dalla liquidità abbondante, dalla debolezza del dollaro e dalla diffusione dell’AI in economie come India, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, la casa di gestione esprime una preferenza per il debito sovrano rispetto al credito corporate, alla luce di spread compressi e di possibili shock futuri. Negli Stati Uniti viene privilegiata la parte centrale della curva, tra 5 e 10 anni, mentre in Europa si intravede valore selettivo, in particolare nel mercato britannico. Interessante anche il potenziale dei titoli di Stato giapponesi, in un contesto di fine del ciclo restrittivo e di ampia liquidità nel sistema bancario.
Infine, lo scenario delineato rafforza il ruolo degli investimenti alternativi come pilastro della costruzione dei portafogli. Oro, materie prime, asset reali, private equity e private credit sono considerati strumenti chiave per migliorare la diversificazione e intercettare fonti di rendimento non correlate, soprattutto in un mondo caratterizzato da frequenti cambi di regime economico e finanziario. In particolare, il private credit, cresciuto fino a circa 2.800 miliardi di dollari, si conferma un segmento centrale nel colmare il vuoto lasciato dal credito bancario tradizionale.
Per State Street Investment Management il 2026 non sarà privo di sfide, ma offre un terreno fertile per gli investitori capaci di combinare visione strategica e diversificazione, mantenendo il focus su trend strutturali come l’intelligenza artificiale e l’evoluzione delle politiche economiche globali.