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La Svizzera decide di vietare le adozioni internazionali

Redazione
 
La Svizzera decide di vietare le adozioni internazionali

La Svizzera ha deciso di porre fine alle adozioni di bambini all'estero, un annuncio che sta suscitando preoccupazione tra le associazioni che operano in questo campo e che temono che il divieto possa aprire la porta a un ritorno a pratiche illegali.

La Svizzera decide di vietare le adozioni internazionali

Il Consiglio federale sostiene che ''nessun diritto in materia di adozioni internazionali, neppure il più severo, può escludere il rischio di abusi". Da qui la decisione di "vietare, in futuro, l’adozione in Svizzera di bambini provenienti dall’estero''.
Il Governo ha quindi incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di elaborare, "al più tardi entro la fine del 2026, un progetto di legge sul divieto delle adozioni internazionali da porre in consultazione".

Secondo l’Esecutivo, ''il divieto è il miglior modo per tutelare in modo adeguato tutte le persone interessate, in particolare i minori". La decisione è stata criticata, oltre che da associazioni e agenzie che operano nel campo delle adozioni internazionali, anche da alcuni media. Come il Corriere del Ticino che, con Flavio Viglezio, ha censurato la scelta: ''Oggi Berna e il Consiglio federale cancellano centinaia di storie d’amore con un colpo di spugna. In nome di irregolarità accadute in passato o di potenziali rischi futuri. Che nessuno vuole negare, anzi. 'Per tutelare i bambini', dicono dalla capitale federale. Come se i genitori biologici fornissero maggiori garanzie riguardo al benessere di un figlio, rispetto a chi sceglie la via dell’adozione. Con un freddo comunicato e in un asettico progetto di legge che verrà, è come se la Svizzera facesse un salto all’indietro di cent’anni o più. Sarebbe bello se Beat Jans, il consigliere federale all’origine di tutto ciò, potesse guardare negli occhi ogni bambino felice grazie all’adozione internazionale. Chissà se avrebbe il coraggio di dirgli: 'Sai, l’ho fatto per il tuo bene'. Forse basterebbe un sorriso, il primo sorriso, per fare marcia indietro".

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