Economia

Tod’s nel mirino della giustizia, tramonta l’illusione del lusso senza macchia

Redazione
 
Tod’s nel mirino della giustizia, tramonta l’illusione del lusso senza macchia

FOTO: Diego Della Valle, Presidente e Amministratore Delegato di Tod's

Un nuovo capitolo giudiziario si apre all’ombra del glamour della moda italiana, la procura di Milano ha infatti inoltrato alla Suprema Corte una richiesta di amministrazione giudiziaria per la società Tod’s spa, guidata dalla famiglia Della Valle. I magistrati accusano l’azienda di “agevolazione dello sfruttamento lavorativo” nella sua catena di fornitura, essendosi, sostengono, “colpevolmente omessa” di vigilare sull’operato di fornitori esterni.

Tod’s nel mirino della giustizia, tramonta l’illusione del lusso senza macchia

L’accusa ruota attorno a condizioni di lavoro gravi, emerse in particolare all’interno di laboratori gestiti da imprenditori cinesi, operanti sia nell’area milanese sia nelle Marche. Nei casi esaminati, si è registrato un sistema che fa del caporalato e della riduzione del costo del lavoro la leva del profitto, in particolare, salari calcolati a cottimo che hanno prodotto retribuzioni orarie nette di appena 2,75-3 euro, con deduzioni obbligatorie per vitto e alloggio prelevate dalla paga mensile.

Con questa richiesta, il fascicolo si aggiunge a una serie di inchieste che non risparmiano il mondo del lusso: dall’indagine che ha portato al commissariamento di marchi come Loro Piana fino a casi riguardanti Armani, Dior, Valentino e Alviero Martini.

Attualmente, la competenza territoriale è al centro di un contenzioso, il tribunale di Milano aveva in un primo momento rigettato la richiesta per incompetenza territoriale, individuando nelle Marche la giurisdizione competente. Su questo punto la Cassazione ha fissato un’udienza per il 19 novembre, che deciderà se la richiesta di amministrazione giudiziaria potrà essere finalmente avviata.

Da parte sua, Tod’s ha dichiarato di rispettare la normativa vigente in materia di lavoro e di svolgere «controlli costanti sui laboratori che selezioniamo e utilizziamo», con accordi che garantiscono la qualità dell’ambiente di lavoro e il rispetto dei contratti collettivi. Tuttavia, l’accusa rimane che tali controlli non siano stati sufficienti per impedire condotte lesive nei subappalti.

Il caso evidenzia il paradosso del settore del lusso, ciò che appare come perfezione estetica, scarpe impeccabili, pellami raffinati, marchi esclusivi, spesso poggia su basi produttive invisibili, dove il lavoro è trattato come variabile di costo e non come valore umano e sociale. Se la richiesta di amministrazione paragona l’azienda a un soggetto che va “messo sotto supervisione speciale”, significa che il sistema delle verifiche tradizionali non basta più, e che lo Stato stesso dovrà intervenire per garantire il rispetto dei diritti.

L’esito dell’udienza di novembre sarà cruciale non solo per Tod’s ma per tutto il comparto moda italiano. Le decisioni della Cassazione potrebbero ridefinire i parametri di responsabilità aziendale nelle filiere globali, imponendo standard più severi di sorveglianza e trasparenza.
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