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Truffe, 104 incidenti, 104 risarcimenti in 18 anni: quando i numeri non dicono tutto

Redazione
 
Truffe, 104 incidenti, 104 risarcimenti in 18 anni: quando i numeri non dicono tutto

La dura legge dei numeri non lascia margini, anche se la voglia di interpretarli resta lì, in agguato. Ma i numeri sono pur sempre numeri e così li si deve prendere e, se del caso, anche accettare.
Però davanti alla notizia che un quarantacinquenne campano (alt!! nessun ammiccamento, per favore) in 18 anni è rimasto coinvolto in 104 incidenti stradali e, quindi, in altrettante pratiche di risarcimento, non è che si possa restare impassibili.

Truffe, 104 incidenti, 104 risarcimenti in 18 anni: quando i numeri non dicono tutto

L'uomo, che ha 45 anni (e che quindi ha cominciato la sua carriera di ''sfigato del secolo'', almeno per gli incidenti stradali, quando di anni ne aveva 27) , per i giudici del tribunale di Torino è colpevole di truffa ai danni di una nota assicurazione, che ha sede nel capoluogo piemontese.

Ora cosa abbia portato l'uomo davanti ad un tribunale potrebbe essere etichettato, a seconda se si crede o meno alla sfortuna, come frutto di un malevole allineamento degli astri, cosa che mai era accaduto in precedenza, quando l'uomo, con una cadenza di tre/quattro volte all'anno, chiedeva risarcimenti alle assicurazioni, come parte offesa, ma anche come responsabile dei sinistri. Una catena lunghissima di tamponamenti, luci di posizione rotte, sfregi alla carrozzeria e tutto quel che può essere oggetto di una assicurazione.

Ora, a volere essere superstiziosi, l'uomo deve essere stato perseguitato per oltre tre lustri da una sfiga di dimensioni planetarie oppure...
Andando avanti la storia (che non sappiamo se si sia conclusa) dal 2001 al 2019 l'imputato ha passato la maggior parte delle sue giornate a compilare moduli di risarcimento, forse allegando anche referti medici, per la serie ''non si sa mai''.

Nel 2019 la catena di sinistri procede, tanto che la moglie dell'imputato (la signora risulta titolare di una agenzia infortunistica...) inoltra all'assicurazione, con sede a Torino, una richiesta di risarcimento, dicendo che il marito, mentre era alla guida di una 500L, era stato tamponato da un furgone, in una piazza di Portici.

Tutto sarebbe andato come prima (quindi bene, con la liquidazione del danno), se un impiegato dell'assicurazione non avesse inserito i dati dell'uomo nella banca dati dell'Ivass, l'istituto che raccoglie, analiticamente, il lavoro delle varie compagnie.

Ecco il miracolo: il nome dell'automobilista si ripete, a partire dal 2001, in 104 sinistri e quindi in altrettante pratiche risarcitorie, tra quelle in cui figura come responsabile e le altre in cui è parte lesa.

La compagnia, piuttosto che affrontare la pratica, ha deciso di uscire dalla routine per vederci più chiaro, avendo subito conferma dei suoi dubbi, quando il perito ha visto come i danni lamentati alla 500L non erano compatibili con quelli dell'automezzo che avrebbe speronato la Fiat. Già questo di per sé era sufficiente.

Se non fosse che la proprietaria del furgone ha detto che l'automezzo, nelle ore in cui, secondo la denuncia all'assicurazione, avrebbe causato l'incidente, era regolarmente parcheggiato e non era mai stato spostato.

Per il tribunale, ce n'è stato abbastanza per condannare l'uomo a dieci mesi (la moglie è stata assolto perché ha detto che non ne sapeva nulla).
Resta ora la curiosità di sapere se le imprese dell'uomo siano frutto solo del suo ingegno o se anche altri lucrano su questo.
Noi un'idea ce l'abbiamo...

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