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Trump minaccia dazi al 100% sul Canada e riapre il fronte commerciale con Pechino

Redazione
 
Trump minaccia dazi al 100% sul Canada e riapre il fronte commerciale con Pechino

La tensione tra Stati Uniti e Canada si riaccende sul terreno più sensibile degli ultimi anni, il commercio internazionale. Donald Trump ha avvertito Ottawa che, se dovesse concludere un accordo commerciale con la Cina, Washington sarebbe pronta a imporre dazi fino al 100% su tutti i prodotti canadesi in ingresso negli Stati Uniti.

Trump minaccia dazi al 100% sul Canada e riapre il fronte commerciale con Pechino

Il monito è stato diffuso attraverso Truth Social, dove l’ex presidente ha sostenuto che un’intesa tra Ottawa e Pechino trasformerebbe il Canada in una sorta di hub di riconsegna per consentire alla Cina di aggirare le barriere imposte dagli Stati Uniti. Ha aggiunto che, a suo avviso, il governatore Mark Carney starebbe aprendo la strada a un progetto che considererebbe rischioso per gli interessi americani.

L’attacco arriva dopo settimane di scambi politici sul tema. A inizio mese Carney aveva annunciato un’intesa preliminare con Pechino per alleggerire alcune barriere commerciali. L’accordo provvisorio prevedeva dazi più contenuti su alcuni prodotti agricoli canadesi e un aumento delle quote di importazione per le auto elettriche cinesi, soggette a un dazio ridotto al 6,1%. Una misura che aveva rappresentato un’inversione rispetto alle linee più restrittive adottate nel 2024, quando Ottawa aveva seguito Washington nel fissare un dazio del 100% sui veicoli elettrici cinesi e del 25% su acciaio e alluminio provenienti dalla Cina.

Nei giorni successivi era stato lo stesso Trump a sorprendere gli osservatori definendo positivo il fatto che il Canada stesse trattando un’intesa commerciale, sostenendo che ogni accordo utile a riequilibrare i rapporti con Pechino dovesse essere perseguito. Ma nelle ultime ore la posizione è cambiata radicalmente. Nell’ultimo messaggio diffuso sui social il tycoon ha affermato che, a suo giudizio, la Cina starebbe “prendendo il controllo” del Canada e che il fenomeno sarebbe preoccupante. Ha aggiunto che sperava almeno che il settore dell’hockey restasse fuori da questo processo.

Ottawa ha risposto con fermezza. Il governo canadese ha ricordato che il rapporto con gli Stati Uniti resta il pilastro fondamentale dell’economia nordamericana e che nessuna intesa con Pechino avrebbe effetti sul mercato statunitense. Matthew Holmes, rappresentante della Camera di Commercio canadese, ha sottolineato che ogni relazione commerciale con Paesi terzi non intaccherebbe la solidità del legame con Washington, definito strutturale e vantaggioso per lavoratori e imprese dell’intera area.

Lo stesso Carney, intervenuto domenica, ha chiarito che il Canada non ha intenzione di negoziare un accordo di libero scambio con la Cina. Ha ricordato che l’accordo USMCA obbliga i Paesi firmatari a informare gli altri membri prima di avviare trattative di questo tipo con economie non di mercato. Ha aggiunto che le misure discusse nelle scorse settimane riguardano solo la revisione di alcuni dazi introdotti negli ultimi due anni, non un trattato di liberalizzazione commerciale.

Sul tema delle auto elettriche cinesi, Carney ha ribadito che la revisione al ribasso del dazio al 6,1% rappresenta un intervento mirato e limitato. Ha spiegato che il nuovo tetto annuale alle importazioni, fissato a 49.000 veicoli e destinato a salire fino a 70.000 in cinque anni, coprirebbe solo una piccola quota del mercato canadese, pari a circa il 3% delle vendite complessive. In cambio, Ottawa attende investimenti cinesi nel settore automobilistico nazionale entro tre anni.

La Cina aveva reagito alle misure del 2024 con dazi simmetrici, colpendo olio e farina di colza con aliquote al 100% e imponendo un 25% su carne suina e prodotti ittici canadesi. Il dialogo avviato da Carney nelle ultime settimane aveva permesso di allentare parte di queste tensioni, ma l’intervento di Trump rischia ora di riaprire un fronte già complesso, riportando i rapporti commerciali nordamericani in una fase di forte incertezza.

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