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Ucraina: i casi di corruzione a Kiev danno alla Lega un motivo per dire no all'invio di armi

Redazione
 
Ucraina: i casi di corruzione a Kiev danno alla Lega un motivo per dire no all'invio di armi

La Lega si mette per traverso rispetto al possibile invio di armi all'Ucraina, che anche oggi ha pagato un pesantissimo tributo di morti e distruzione, dopo il massiccio attacco di questa mattina, con razzi e droni, scatenato dalla Russia contro obiettivi civili, nella capitale e in altre zone del Paese. La posizione della Lega è emersa dalle parole di Matteo Salvini che ha colto al volo l'occasione dell'inchiesta che ha scoperto casi di corruzione nella ristretta cerchia dei sodali di Zelensky per predicare prudenza.

Ucraina: i casi di corruzione a Kiev danno alla Lega un motivo per dire no all'invio di armi

''Mi sembra - ha detto il segretario leghista e vicepresidente del Consiglio, parlando della richiesta degli Stati Uniti di acquistare armi da mandare a Kiev - che stiano emergendo gli scandali legati alla corruzione, poi coinvolgono il governo ucraino. Quindi, non vorrei che con quei soldi dei lavoratori, dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione".

Salvini, senza peraltro fare cenno alle genesi del conflitto (chi ha attaccato chi...), ha quindi fatto delle riflessioni sul momento che vive la guerra: ''La via di soluzione è quella indicata dal Santo Padre, da Trump: dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi. Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema. Mi sembra che quello che sta accadendo nelle ultime ore, con le avanzate delle truppe russe, ci dica che è interesse di tutti, in primis dell’Ucraina, fermare la guerra. Non mi sembra che allungare questo percorso di morte aiuti nessuno. Poi saranno Zelensky e Putin, intorno al tavolo, a decidere fino a dove fermarsi territorialmente. Pensare che mandare armi in Ucraina significhi che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo, quantomeno''.

Una presa di posizione che è, nella sostanza, molto più netta dei toni usati da Salvini, che evidenza un totale dissenso dalla manifestata volontà del ''resto'' del governo a proseguire nell'appoggio a Kiev, rischiando di aprire un altro fronte all'interno della coalizione.

Tanto che l'altro vicepremier, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha sottolineato che il governo firmerà nelle prossime ore un nuovo contributo di materiale militare a favore dell'Ucraina, che mai come in questi giorni ha necessità di essere armata per fermare l'offensiva scatenata da Mosca, che ormai accomuna obiettivi strategici a siti civili.

Tajani, dopo avere premesso che si deve ''lavorare per costruire la pace'', ha ribadito che è necessario continuare ''a sostenere l’Ucraina che è ancora sotto attacco da parte russa, è giusto garantire sicurezza e indipendenza a un Paese che è stato aggredito. Dobbiamo lavorare per costruire la pace: siamo assolutamente convinti che si possano fare dei passi avanti''.

Da Berlino ha fatto eco alle parole di Tajani il ministro della Difesa, Guido Crosetto, secondo il quale ''il nostro impegno per Kiev continua e continuerà sempre perché, ripeto, noi stiamo difendendo, dal 93% degli attacchi russi, scuole, ospedali, case e cittadini. Mi sembrerebbe assurdo non continuare a farlo, anzi non aumentare con tutte le possibilità che abbiamo l’aiuto a una nazione che non ha fatto null’altro, che non sta facendo null’altro, che difendersi da un attacco assurdo e incomprensibile''.

Ma quello che l'Ucraina sia oggetto di un'aggressione è un argomento che non sembra convincere la Lega che l'invio di materiale militare possa essere in qualche modo d'aiuto al raggiungimento della pace, per il quale si fa forse troppo affidamento alle politiche di Trump, che poco o nulla stanno incidendo sulla volontà di Vladimir Putin di controllare con le armi quanto più territorio ucraino possibile prima di sedersi ad un tavolo di trattativa, evidentemente in una posizione di forza.

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