Economia

Il Venture Capital italiano ignora la frenata globale: 1,7 miliardi investiti nel 2025

Redazione
 
Il Venture Capital italiano ignora la frenata globale: 1,7 miliardi investiti nel 2025

Se il 2024 era stato l'anno dell'incertezza, il 2025 si chiude per il Venture Capital italiano come l'anno della resilienza strutturale e della maturità acquisita, con numeri che posizionano l'ecosistema nazionale in netta controtendenza rispetto alla stagnazione osservata in altre piazze continentali.

Il Venture Capital italiano ignora la frenata globale: 1,7 miliardi investiti nel 2025

Secondo quanto emerge dall'Osservatorio trimestrale realizzato da Growth Capital in collaborazione con Italian Tech Alliance, presentato ieri a Palazzo delle Stelline, gli investimenti in startup e imprese innovative in Italia hanno toccato quota 1,735 miliardi di euro, distribuiti su 436 round. Un risultato che classifica il 2025 come il secondo anno migliore di sempre per ammontare investito, posizionandosi appena sotto il picco del 2022 ma risultando addirittura il migliore in assoluto se si depurano i dati dall'impatto dei mega-round straordinari.

La dinamica dell'anno ha mostrato due velocità distinte: dopo un primo semestre di attesa, il mercato ha inserito il turbo nella seconda metà dell'anno, culminando in un quarto trimestre che ha riscritto i record storici con 901 milioni di euro raccolti in soli tre mesi, quasi triplicando i volumi del trimestre precedente e superando ogni rilevazione passata. Il motore di questa accelerazione è stato il ritorno dei grandi capitali: dieci operazioni superiori ai 25 milioni di euro si sono concentrate esclusivamente nel secondo semestre, tra cui spiccano i 234 milioni di growth capital per Bending Spoons, i 122 milioni del Serie B di AAvantgarde e i 100 milioni del Serie C di Exein. Questo afflusso di liquidità ha confermato una correlazione diretta e ormai imprescindibile tra la dimensione dei round e la presenza di investitori internazionali, che nel 2025 hanno partecipato al 46% delle operazioni, una quota quasi raddoppiata rispetto al 2020, segnale inequivocabile di come gli asset italiani siano ormai stabilmente nei radar dei grandi fondi statunitensi ed europei.

Lo scenario domestico brilla ancor di più se confrontato con un contesto europeo in chiaroscuro, dove la raccolta complessiva si è attestata a 66 miliardi di euro (+5%), con una Francia sottotono e un Regno Unito a crescita limitata; l'Italia, al contrario, figura tra i mercati sopra il miliardo con il tasso di crescita più elevato insieme a Spagna e Nord Europa, avendo triplicato le dimensioni del proprio mercato VC dal 2020 a oggi. Analizzando la destinazione settoriale dei flussi, il comparto Smart City domina per numero di operazioni (71 round), ma è il Software a catturare la fetta più grande dei capitali (494 milioni), seguito a ruota dal Life Sciences (417 milioni), che si conferma uno dei verticali più solidi e promettenti del panorama tricolore.

Tuttavia, l'analisi di Growth Capital non nasconde le ombre che ancora gravano sulla filiera dell'innovazione: se il segmento early stage (Seed e Serie A) appare in salute, il vero collo di bottiglia rimane il late stage, con i round Serie B fermi a sole 14 operazioni e i Serie C in calo, evidenziando la difficoltà per le scale-up italiane di trovare capitali domestici per l'espansione internazionale.

Ancor più critica è la situazione delle exit, il meccanismo vitale per il riciclo della liquidità: il 2025 non ha registrato alcuna IPO e l'attività di M&A è rimasta contenuta a 31 operazioni, con la sola eccezione dell'acquisizione di Prima da parte di AXA a dare respiro alle statistiche. Sul fronte della raccolta dei fondi (fundraising), i 545 milioni incamerati da 9 nuovi veicoli rappresentano un rallentamento rispetto al 2024, pur garantendo un livello di "dry powder" sufficiente per il breve termine. I

l sentiment degli operatori, misurato dal VC Index che ha toccato i massimi storici a dicembre, resta comunque positivo, come sottolineato da Fabio Mondini de Focatiis di Growth Capital, che rimarca la necessità di convertire la pipeline early stage in exit concrete, e da Davide Turco di Italian Tech Alliance, che pur lodando la qualità dei founder italiani, richiama l'attenzione sulle incertezze normative, dallo stallo sul Testo Unico Startup alla sospensione degli incentivi fiscali, fattori che potrebbero frenare l'aggancio definitivo ai mercati più evoluti.

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