Zi Teng Wang ha dimenticato la password della propria mano. Detta così suona come una frase buttata a caso, una metafora malriuscita. E invece è un dato tecnico. Letterale. Clinico. Un problema di accesso. Ma non alla casella di posta o al cloud: al pollice. Il prestigiatore, che è anche biologo molecolare (perché le identità oggi devono essere ibride come i dispositivi), aveva deciso che il corpo umano fosse maturo per un aggiornamento. Niente mantelli né cilindri: un chip sottopelle, tra pollice e indice, e la magia finalmente liberata dall'imbarazzo dei trucchi.
Il cyborg-mago smemorato
Il futuro, in teoria, doveva essere lì, a portata di mano, letteralmente. Sennonché la mano ha optato per l'autarchia, trasformandosi in un lockdown tecnologico senza conferenze stampa né deroghe. Il chip Rfid, quello che avrebbe dovuto dialogare con gli smartphone del pubblico, si è bloccato. Morto, finito, kaputt. Fine della magia, che involontariamente si rovescia in gag comica: Wang preme la mano contro i telefoni altrui, cerca il punto giusto come si fa con un vecchio telecomando. Il mistero si dissolve in pochi secondi, lasciando sul palco una coreografia incerta, sospesa tra esperimento fallito e disagio sociale in diretta.
C'è poi un problema piuttosto diffuso: molte persone tengono il lettore Rfid disattivato. Scelta di buon senso che però stronca sul nascere qualsiasi velleità messianica del chip sottocutaneo. Usare il proprio telefono? Troppo onesto. La magia non regge quando il trucco ti guarda dallo stesso schermo. A quel punto Wang ha fatto ciò che facciamo tutti quando una tecnologia smette di funzionare: l'ha riprogrammata, sperando che cambiasse personalità. Prima un indirizzo bitcoin, perché nulla dice "futuro" come una stringa di numeri che promette ricchezza astratta.
Poi un meme. Il problema: il meme viveva su Imgur. Imgur è scomparso. Il chip è rimasto. E quando il mago ha deciso di riscriverlo, convinto di poter rimettere ordine nella sua piccola distopia personale, ha scoperto l'inghippo definitivo: la password di sicurezza era svanita. Non persa, non rubata. Dimenticata. Da lui. Così Zi Teng Wang è diventato l'unico essere umano bloccato fuori dal proprio corpo per smemoratezza. Un uomo che può dire, senza metafore, di non avere più accesso a una parte di sé. Gli amici esperti di tecnologia, consultati come oracoli a danno fatto, hanno stabilito che il chip è troppo semplice per essere violato. L'unica soluzione: tentare tutte le combinazioni possibili per giorni, settimane, forse mesi. Una lotta estenuante per recuperare un link a un meme che, ironia finale, ha ricominciato a funzionare.
Nel frattempo il corpo continua a fare il corpo, con tutti i suoi limiti. Il medico di turno ricorda che infilarsi dispositivi sotto la pelle non è esattamente un carnevale: infezioni, infiammazioni, cicatrici, risonanze magnetiche che diventano un rompicapo. Dettagli noiosi, certo. Ma è sempre nei dettagli che il futuro inciampa. In tutto questo, Wang racconta la sua disavventura con un'umiltà quasi disarmante, come se avesse capito che il vero numero di magia non era il chip, ma la capacità tutta umana di complicarsi la vita da soli, con entusiasmo e ottime intenzioni. Una storia che non si sa se faccia più ridere o più paura. Forse entrambe le cose. Come certe tecnologie: promettono di renderci straordinari e finiscono per ricordarci, con una certa perfidia, quanto restiamo irrimediabilmente analogici.